Malanni da caldo eccessivo: colpo di sole o colpo di calore?

L’estate è uno dei periodi più amati perché regala giornate più lunghe, sole, vacanze e relax. Ma ogni stagione porta con sé delle insidie: dai raffreddori invernali alle allergie primaverili, il caldo estivo colpisce ognuno ma in maniera più aggressiva i soggetti più sensibili come anziani e bambini.

Le insidie più popolari che si porta l’estate sono sicuramente i colpi di sole e i colpi di calore. Nonostante la somiglianza delle due parole, i due quadri clinici presentano sintomi simili tra loro ma con conseguenze decisamente gravi nel caso del colpo di calore. 

É bene quindi chiarire la natura delle due manifestazioni, i loro sintomi, le conseguenze sulla persona e i possibili rimedi. 

Colpo di sole: cause, sintomi e conseguenze
Il colpo di sole, comunemente chiamato anche insolazione, si esprime dopo una prolungata esposizione ai raggi del sole. Nella maggior parte dei casi, i sintomi di un colpo di sole sono ustioni sulla pelle – di lieve o grave entità – mal di testa, vertigini e transitorie perdite di coscienza. In seguito alla prolungata esposizione al sole senza protezione, si possono anche manifestare delle ustioni sulla pelle.

Rimedi
Quando si avvertono i sintomi sopra elencati, è meglio ripararsi in un luogo rinfrescato. L’ombrellone in spiaggia non ripara dai raggi, per cui sarebbe meglio allontanarsi e andare, ad esempio, nel bar più vicino e reidratare i liquidi persi con la sudorazione.  

Colpo di calore: cause, sintomi e conseguenze 
A differenza del colpo di sole, il colpo di calore è causato da aumento della temperatura corporea dovuto del clima caldo e saturo di umidità. L’organismo assorbe più calore di quanto riesce a cederne all’esterno con la sudorazione e questo porta ad un innalzamento della temperatura interna, definito ipertermia. Pertanto tra i sintomi del colpo di calore, si manifestano debolezza, febbre, abbassamento della pressione arteriosa, nausea e vomito. Tra i possibili sintomi anche crampi, vertigini, sete intensa, perdita di lucidità e disorientamento. Nei casi più gravi, si può arrivare alle convulsioni e al coma.

Rimedi
Appena ci si accorge del rischio, si deve portare subito la persona in un ambiente fresco e ben arieggiato. E’ utile bere dell’acqua a temperatura ambiente e raffreddare il corpo tamponando con teli umidi i polsi, i lati del collo, l’inguine, le ascelle e le tempie. Se la persona è svenuta, è bene farla sdraiare con le gambe leggermente sollevate. E’ importante che la testa sia sullo stesso piano del dorso e delle spalle, per questo non sistemare dei cuscini o altro dietro il capo. Se dopo 15-20 minuti, il soggetto sta ancora male, è il caso di chiamare un medico o rivolgersi al pronto soccorso.


Le persone più a rischio delle due manifestazioni sono sicuramente anziani, bambini e chi svolge un’attività fisica impegnativa quando il termometro è oltre i trenta gradi. Tra i consigli, evitare di stare al sole o in ambienti esterni nelle ore più calde della giornata, ripararsi con un copricapo, bere molto e non compiere sforzi fisici estremi quando le temperature sono al massimo. A livello preventivo è bene bere 1,5 litri d’acqua al giorno indipendentemente dalla sete e adeguare le terapie, se si soffre di ipertensione. Infine, se si può, soggiornare in ambienti climatizzati.

https://www.ospedaleniguarda.it/news/leggi/colpo-di-calore-e-insolazione-come-gestirli

Violenza sugli anziani: una giornata per sensibilizzare sul tema

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Istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization), il 15 giugno è stata ufficialmente definita la giornata mondiale contro la violenza sugli anziani.
Secondo le stime dell’OMS, più di un anziano su cinque, dai 60 anni in poi, ha dichiarato di essere stata vittima di maltrattamenti.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’età media della popolazione umana sta salendo e presto avremo più persone anziane che bambini. Questo significa che le sfide sociali, politiche, economiche e culturali a cui saremo chiamati differiranno da quelle a cui siamo abituati. La sempre maggiore attenzione alle necessità degli anziani ha anche aperto un timido ma importante dibattito sull’abuso e la violenza contro questa fascia della popolazione: le Nazioni Unite definiscono questo fenomeno come “un atto, singolo o ripetuto, o la mancanza di azione appropriata, che accade in qualsiasi relazione in cui c’è un’aspettativa di fiducia che causa sofferenza o disagio a una persona anziana”. Sotto l’ombrello di questo tipo di violenza ricadono tutta una serie di abusi fisici, psicologici, sessuali e persino finanziari e può essere anche il risultato di trascuratezza, intenzionale o no che essa sia.

I media ci riportano le notizie scioccanti di abusi contro anziani, sia in famiglia che in strutture che dovrebbero prendersi cura di loro, come le case di riposo. Nonostante l’allerta sollevato, il problema continua a esistere. Non è facile ricavare la statistica: le ricerche sono state fatte solo in alcune nazioni e, secondo l’OMS, quasi il 16% delle persone sopra i 60 anni ha subìto violenza, e in particolare fisica (2,6%), psicologica (11,6%) e finanziaria (6,8%). L’abuso finanziario è una realtà particolarmente diffusa anche perché non direttamente vista come una violenza tipica, tuttavia, l’abuso può avvenire se c’è un dislivello di potere tra due o più parti: spesso le persone anziane sono legate da un punto di vista relazionale all’abusante, necessitano delle cure fisiche o del supporto finanziario che, da soli, non avrebbero.

Queste percentuali sono, ovviamente, indicative e non possono tenere conto del sommerso, ovvero di tutte quelle persone che, vittime, non hanno la possibilità di sporgere denuncia, per una ragione o per l’altra: impossibilità fisica, mentale o anche la vergogna e l’imbarazzo. Anzi: fino a poco tempo fa, questo fenomeno veniva ritenuto una questione privata e per questo motivo volontariamente tenuto lontano dal pubblico scrutinio.

Invece si tratta di una situazione diffusa globalmente, sia nelle nazioni cosiddette sviluppate che quelle definite in via di sviluppo. Anche se, proprio per ragioni culturali, non è semplice dare una definizione univoca di cosa in un determinato contesto sia considerato e quindi riconosciuto come “abuso sugli anziani”. Per esempio, in alcune società più tradizionaliste le donne, dopo la morte del marito, vengono forzate al matrimonio mentre altre vengono isolate a addirittura accusate di stregoneria: quest’ultimo caso diventa il metodo con il quale le vedove vengono espropriate dei loro beni e cacciate di casa. Proprio per l’esistenza di queste definizioni sfumate, il fenomeno deve essere trattato, sì, globalmente ma anche tenendo conto delle sfaccettature e degli specifici fattori di rischio.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento e cercare di attivare tutte le risorse possibili non solo al riconoscimento delle violenze ma anche alla prevenzione, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato la data del 15 giugno “Giornata Mondiale contro gli abusi sugli anziani”. Seppure molti di noi sono nati in una società che privilegia il nuovo e sminuisce il vecchio, in tutti i settori, tutti noi dovremmo impegnarci alla protezione e alla cura delle persone anziane, non solo da un punto di vista meramente pensionistico. Per valorizzare la preziosità insita nell’esperienza di una vita e anche perché, a meno di fortuiti decorsi, è una tappa dalla quale noi tutti dovremo passare.

https://www.istitutobeck.com/beck-news/giornata-mondiale-contro-gli-abusi-sugli-anziani

Ipocondria senile: come affrontarla in serenità

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Molte persone hanno testimoniato di aver subito traumi significativi durante l’infanzia o nel corso della vita, e che per questa ragione si sono sentiti vulnerabili di fronte alla propria condizione di salute.

Nella maggioranza dei casi la condizione ipocondriaca si accentua con il passare del tempo e con l’evoluzione naturale del corpo. In particolare, gli anziani, entrano in uno stato ansioso persistente, accompagnato da depressione e malessere generalizzato. Il soggetto non si sente spesso compreso dall’esterno e cerca continuo conforto nei familiari più vicini, figli e nipoti, amici e persone fidate. 

Secondo gli psicologi che hanno studiato questa condizione, non è sempre facile adottare un comportamento adeguato con l’anziano. In generale si consiglia però di tranquillizzare l’anziano sullo stato della propria salute con visite dal medico periodiche ma non frequenti, affiancate a sedute da  uno psicologo che possa aiutare l’anziano e i familiari vicini a lui. 

Quando si è in sua compagnia, è bene cercare di mantenere la calma e non sottolineare mai la natura ipocondriaca, coinvolgerlo in attività gratificanti e lasciarlo da solo il meno tempo possibile. 

Le soluzioni per non lasciarlo molto tempo da solo sono differenti: dalle badanti, ai centri diurni, ai salvavita e sistemi di telesoccorso collegati a distanza. In questo modo l’anziano sa che qualunque cosa possa succedergli, una persona vicina verrà avvisata e potrà aiutarlo in breve tempo. 

https://peranziani.it/anziano-ipocondriaco-cosa-fare-tranquillizzare-salute

Fumatori anziani: smettere non è mai troppo tardi

Smettere di fumare non è mai troppo tardi!

Una ricerca condotta negli States dal National Cancer Institute ha dimostrato  che smettere di fumare anche a 70 anni allunga la vita. 

La scusa più usata? “Ormai è una vita che fumo, a cosa serve smettere ora?“.
In realtà la ricerca dimostra come non sia mai troppo tardi per smettere di fumare e ovviamente prima lo si fa, più si riduce il rischio di morte prematura dovuto a malattie legate alle sigarette.

I fumatori incalliti dai 70 anni in su fanno registrare un’impennata del rischio di morte e si triplicata rispetto ai loro coetanei che non fumano. Gli studiosi americani hanno analizzato i dati di oltre 160.000 persone, scoprendo che solo il 12,1% di non fumatori ha perso la vita intorno ai 70 anni, contro il 33,1% di coloro che fumavano. Per quanto riguarda gli ex fumatori è morto prematuramente il 16,2% di chi aveva smesso con il vizio delle sigarette tra i 30 e i 39 anni, il 19,7 di chi aveva smesso tra i 40 e i 49, il 23,9% di chi aveva smesso tra i 50 e i 59 anni e il 27,9% di chi aveva smesso tra i 60 e i 69 anni.

Ma anche lo stile di vita gioca un ruolo centrale nel rendere alcuni soggetti più esposti. Sicuramente i fumatori sono più vulnerabili, così come chi abusa di sostanze stupefacenti o di bevande alcoliche. Il fumo di sigaretta, per esempio, può interferire con i meccanismi di difesa dell’albero respiratorio tracheo-bronchiale.

Seguire l’anziano verso un percorso di disintossicazione, un’alimentazione sana ed una vita ben movimentata può giovare e gli effetti sono visibili fin da subito. 

https://www.aesdomicilio.com/anziani-fumatori/

 

Salato e dolce: come cambia con l’età

Dal dolce al salato, ecco come cambia il gusto con l’età

La percezione del gusto cambia dai 60 anni e contemporaneamente anche l’olfatto diminuisce. La causa risiede nella diminuzione dei recettori olfattivi con il passare dell’età. 

In tutti gli alimenti solidi o liquidi sono contenute sostanze chimiche che, una volta ingerite, si sciolgono nella saliva ed entrano in contatto con i recettori per il gusto presenti sulla lingua e  destinati a individuare velocemente di quale sostanza si tratta. I recettori si trovano nelle papille gustative, e con l’età le papille diminuiscono cambiando la loro forma: diventano più chiuse e si riduce nettamente la superficie di contatto con i recettori.

Secondo ricerche recenti, un ruolo cruciale sul senso del gusto sembrano averlo gli ormoni sessuali (estrogeni e androgeni) che, rallentando l’invecchiamento del corpo, svolgono un’azione protettiva sulla salute della bocca e, di conseguenza, sulla funzione del gusto. Proteggono non solo la salute dei denti e il mantenimento del sorriso, ma sono preziosi anche per la conservazione di una migliore secrezione salivare che, unita a una dentatura più sana, consente di assaporare meglio il cibo. 

Invecchiando si rischia di andare incontro a malattie serie e anche questo può avere conseguenze sulla percezione dei sapori. Virus influenzali, infezioni respiratorie ma anche l’esposizione al fumo possono alterare la percezione gustativa così come i farmaci, in particolare i chemioterapici, che agiscono non solo contro le cellule tumorali, ma contro tutte le cellule ad alto ricambio come quelle della bocca.

https://www.corriere.it/salute/nutrizione/19_maggio_23/dal-dolce-salato-ecco-come-cambia-gusto-l-eta-745b13ae-7649-11e9-bcad-cb3963eb9263.shtml

I tumori non sono una casualità: un nuovo studio lo conferma

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La casualità è leggenda, la causalità è scienza

Un recente studio Istituto Europeo di Oncologia ha provato che l’insorgere dei tumori è causato da fattori esterni all’organismo, fattori «ambientali» che portano ad alterazioni geniche prevedibili.

I ricercatori hanno scoperto che una delle alterazioni geniche più frequenti e importanti per lo sviluppo del cancro, le «traslocazioni cromosomiche», non avvengono casualmente nel genoma, ma sono prevedibili e sono provocate dall’ambiente esterno alla cellula.

L’incidenza dei tumori è pari a un uomo su 2 e una donna su 3, e le cause sono associabili ad alterazione del DNA nella cellula a carico dei geni del cancro. 
Due sono le principali scuole di pensiero che distinguono le cause delle alterazioni: la prima all’ambiente in cui viviamo, al nostro stile di vita, e l’altra alla casualità.  

Gli studi precedenti effettuati e pubblicati dallo scienziato Bert Vogelstein, affermavano che le mutazioni sono inevitabili nel corso della vita di ogni individuo a prescindere dell’ambiente che circonda l’individuo e lo stile di vita che segue. Il precedente. 

Oggi si può dunque affermare che la causalità è dettata dalla scienza, vale a dire che l’incidenza dei tumori è unicamente collegabile all’ambiente esterno e, conseguentemente, allo stile di vita che ogni individuo segue. 
In particolare, le traslocazioni cromosomiche sono la conseguenza di un particolare tipo di danno a carico del Dna, ossia la rottura della doppia elica. La rottura del Dna avviene quando un segnale fa accendere dei particolare geni, definitivi “spenti”. “Studiando queste caratteristiche, possiamo prevedere quali geni si romperanno e quali no, con una precisione superiore all’85 per cento» affermano i ricercatori.

In conclusione, circa
il 40 % dei tumori è prevedibile con alcuni e semplici accorgimenti. Per esempio eliminando fumo, alcool, obesità, inattività fisica, eccessiva esposizione al sole, una dieta ad alto contenuto in zuccheri e carni rosse o processate, e a basso contenuto di frutta, legumi e vegetali.

 

Il codice segreto dei sardi: il loro DNA per guarire

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La Sardegna è fuori dal tempo e dalla storia. (David Herbert Lawrence)

Considerata l’isola selvaggia, con splendide spiagge e paesaggi straordinari, ha in realtà un patrimonio intrinseco di inestimabile valore per la ricerca scientifica. Da una recente ricerca, è infatti emerso che il DNA dei sardi può rilevare l’origine di numerose malattie come sclerosi multipla, diabete e così via. 

Come spiega il Professor Francesco Cucca, Direttore dell’Istituto di Ricerca e Genetica Biomedica , il genoma dei sardi ha permesso ai ricercatori di effettuare numerose ricerche, a partire dalla comparsa dell’uomo moderno fissando la sua origine duecentomila anni fa, ovvero centomila anni prima di quando si pensasse. fino a poco tempo fa. 

La scomposizione genetica della popolazione sarda ha dato molteplici informazioni importanti per capire le caratteristiche e lo sviluppo di alcune malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1 o la sclerosi multipla, entrambe molto più diffuse fra i sardi rispetto al resto della popolazione italiana. Come sottolinea Cucca, in Sardegna la diffusione di queste malattie è nettamente maggiore rispetto al resto del mondo e studiare il loro DNA può aiutare la ricerca scientifica a trovarne le origini.

Questi risultati straordinari, aiutano la medicina a progredire e lavorare per trovare soluzioni terapeutiche a questo tipo di malattie. 

https://www.corriere.it/salute/19_maggio_11/dal-dna-sardi-chiave-scoprire-perche-ci-ammaliamo-3e458aec-73d8-11e9-ba55-f52777ef5ef8.shtml

Farmaci a casa: le regole da rispettare

anziani salvavita telesoccorso

Le farmacie di “ultima generazione” hanno introdotto la consegna di farmaci a domicilio, soluzione molto comoda per anziani e persone con disabilità o malattie gravi ricevono il medicinale di cui hanno bisogno direttamente a casa, con un piccolo surplus sul prezzo iniziale.

Il trasporto dei medicinali deve seguire delle regole molto rigide per non alterare il prodotto trasportato e far sì che arrivi a destinazione senza alcuna complicanza.
Pertanto la consegna dei farmaci a domicilio è soggetta a normative specifiche, come la legge sulla Privacy, la delega al ritiro della prescrizione medica, la tutela della libera scelta della farmacia. Particolare attenzione va posta nel rispetto del diritto, art. 15 legge n.475 del 1968, alla libera scelta della farmacia.

Per ricevere farmaci a casa, la ricetta del medico deve arrivare in originale presso la farmacia prima che il farmaco esca, e il titolare della farmacia ha naturalmente la piena responsabilità della corretta conservazione dei medicinali, anche con riguardo alla fase di trasporto. In Toscana, l’Asl sta studiando l’utilizzo dei droni per la consegna a domicilio dei farmaci. L’utilizzo dei droni rivoluzionerà la comunicazione con le località più isolate e difficilmente raggiungibili della nostra zona.

Tecnologicamente all’avanguardia e impiegati per la prima volta in ambito sanitario, i modelli del progetto possiedono una telecamera ad alta definizione che consente una visione nitida e dettagliata della superficie sottostante anche durante la notte, grazie al sensore termo-grafico in grado di rilevare la temperatura umana. Al progetto ha collaborato anche l’Università di Bologna costruendo il contenitore porta farmaci con uno speciale materiale che, dopo aver impostato la temperatura interna per mezzo di una sorta di termostato, permette di mantenerla costante fino all’arrivo del drone nel luogo richiesto, evitando in tal modo alterazioni del medicinale nonostante gli sbalzi termici.

Vacanze per anziani: gli alberghi assistiti

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I soggiorni di sollievo estivi e invernali sono proposti presso alberghi assistiti. Si tratta di strutture alberghiere in cui, oltre ai servizi “classici” di accoglienza e ristorazione, è possibile richiedere un’assistenza leggera calibrata sulle esigenze del proprio familiare anziano.

Accanto agli alberghi assistiti il panorama italiano prevede anche le case albergo per anziani, che sorgono accanto a residenze sanitarie assistite (RSA). Entrambe le strutture consentono di trascorrere un periodo di ferie insieme ai propri cari,  sapendoli protetti all’interno di spazi confortevoli, progettati specificamente (sia a livello di architettura sia di servizi) per anziani con lievi o medi problemi di deambulazione, disabilità o disagi motori di vario tipo.

Vi si accede pagando una normale tariffa alberghiera, cui si aggiungono i costi (variabili) dell’assistenza all’anziano, che possono però essere detratti fiscalmente.

Trascorrere un periodo di ferie in un luogo con un buon clima e spazi aperti, in un ambiente organizzato e particolarmente confortevole regala all’anziano una buona qualità di vita e al suo caregiver tranquillità e serenità. In questa tipologia di albergo infatti, oltre ai consueti servizi alberghieri sono abbinate prestazioni assistenziali (assistenza infermieristica e medica, fisioterapia, ecc. ) e di cura della persona (igiene quotidiana e bagno assistiti, aiuto alla vestizione, manicure, pedicure, parrucchiera, ecc. ).

Qualche consiglio di viaggio con i vostri anziani
Se siete nei paraggi, consigliamo di visitare la città di Parma, eletta Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020. 

Alberghi Assistiti

Relax per tutti: le terme per anziani

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Le terme sono adatte a tutti, ma chi ne può trarre giovamento più di altri sono senza dubbio gli anziani e le persone affette da alcune patologie, soprattutto all’apparato respiratorio e motorio (difficoltà motorie, dolori articolari, reumatismi, ecc). In particolare le terme localizzate in montagna: oltre che beneficiare della tranquillità e della pace tipica di questi luoghi, si respira aria salubre e fresca che cura i piccoli e grandi malanni che purtroppo dell’età.

La persona anziana ha delle esigenze particolari e per questo molti centri propongono pacchetti e soggiorni termali studiati apposta per gli anziani. Essi sono di alloggio nelle immediate vicinanze delle terme, pensione completa e l’accesso quotidiano alle terme.

Ovviamente ogni persona ha le sue personali esigenze, ecco perché i pacchetti base di solito vengono integrati con cure e trattamenti specifici a seconda delle necessità: ad esempio i più richiesti sono le cure a base di fanghi termali e i massaggi, oltre a terapie mirate per ossa e polmoni.

Ogni centro termale che offre questi pacchetti dà la possibilità di pianificare il tutto già nel momento della prenotazione. I benefici dei trattamenti con acque e fanghi termali sono riconosciuti anche dal nostro Sistema Sanitario Nazionale, che permette ad anziani e persone affette da alcune patologie, come dolori, reumatismi, difficoltà motorie e simili di poter accedere a queste cure al prezzo del normale ticket.

Per usufruire di un ciclo di cure termali è sufficiente richiedere la prescrizione per le cure termali al proprio medico curante (in pratica, la semplice ricetta medica che si può richiedere anche al medico ASL).

Per qualsiasi esigenza comunque è consigliabile contattare in anticipo la segreteria del centro termale, la quale può consigliare il paziente al meglio e indicare quali trattamenti hanno l’obbligo di ricetta e quali sono praticabili senza autorizzazione medica. 

Le terme quindi apportano notevoli benefici psico-fisici agli anziani: recarsi in un luogo diverso dalla routine quotidiana, rilassante e rigenerante con personale qualificato per prendersi cura di ogni esigenza darà all’anziano un notevole benessere. 

https://www.iterme.com/magazine/percorsi-termali/terme-per-anziani.page