Farmaci a casa: le regole da rispettare

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Le farmacie di “ultima generazione” hanno introdotto la consegna di farmaci a domicilio, soluzione molto comoda per anziani e persone con disabilità o malattie gravi ricevono il medicinale di cui hanno bisogno direttamente a casa, con un piccolo surplus sul prezzo iniziale.

Il trasporto dei medicinali deve seguire delle regole molto rigide per non alterare il prodotto trasportato e far sì che arrivi a destinazione senza alcuna complicanza.
Pertanto la consegna dei farmaci a domicilio è soggetta a normative specifiche, come la legge sulla Privacy, la delega al ritiro della prescrizione medica, la tutela della libera scelta della farmacia. Particolare attenzione va posta nel rispetto del diritto, art. 15 legge n.475 del 1968, alla libera scelta della farmacia.

Per ricevere farmaci a casa, la ricetta del medico deve arrivare in originale presso la farmacia prima che il farmaco esca, e il titolare della farmacia ha naturalmente la piena responsabilità della corretta conservazione dei medicinali, anche con riguardo alla fase di trasporto. In Toscana, l’Asl sta studiando l’utilizzo dei droni per la consegna a domicilio dei farmaci. L’utilizzo dei droni rivoluzionerà la comunicazione con le località più isolate e difficilmente raggiungibili della nostra zona.

Tecnologicamente all’avanguardia e impiegati per la prima volta in ambito sanitario, i modelli del progetto possiedono una telecamera ad alta definizione che consente una visione nitida e dettagliata della superficie sottostante anche durante la notte, grazie al sensore termo-grafico in grado di rilevare la temperatura umana. Al progetto ha collaborato anche l’Università di Bologna costruendo il contenitore porta farmaci con uno speciale materiale che, dopo aver impostato la temperatura interna per mezzo di una sorta di termostato, permette di mantenerla costante fino all’arrivo del drone nel luogo richiesto, evitando in tal modo alterazioni del medicinale nonostante gli sbalzi termici.

Vacanze per anziani: gli alberghi assistiti

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I soggiorni di sollievo estivi e invernali sono proposti presso alberghi assistiti. Si tratta di strutture alberghiere in cui, oltre ai servizi “classici” di accoglienza e ristorazione, è possibile richiedere un’assistenza leggera calibrata sulle esigenze del proprio familiare anziano.

Accanto agli alberghi assistiti il panorama italiano prevede anche le case albergo per anziani, che sorgono accanto a residenze sanitarie assistite (RSA). Entrambe le strutture consentono di trascorrere un periodo di ferie insieme ai propri cari,  sapendoli protetti all’interno di spazi confortevoli, progettati specificamente (sia a livello di architettura sia di servizi) per anziani con lievi o medi problemi di deambulazione, disabilità o disagi motori di vario tipo.

Vi si accede pagando una normale tariffa alberghiera, cui si aggiungono i costi (variabili) dell’assistenza all’anziano, che possono però essere detratti fiscalmente.

Trascorrere un periodo di ferie in un luogo con un buon clima e spazi aperti, in un ambiente organizzato e particolarmente confortevole regala all’anziano una buona qualità di vita e al suo caregiver tranquillità e serenità. In questa tipologia di albergo infatti, oltre ai consueti servizi alberghieri sono abbinate prestazioni assistenziali (assistenza infermieristica e medica, fisioterapia, ecc. ) e di cura della persona (igiene quotidiana e bagno assistiti, aiuto alla vestizione, manicure, pedicure, parrucchiera, ecc. ).

Qualche consiglio di viaggio con i vostri anziani
Se siete nei paraggi, consigliamo di visitare la città di Parma, eletta Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020. 

Alberghi Assistiti

Relax per tutti: le terme per anziani

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Le terme sono adatte a tutti, ma chi ne può trarre giovamento più di altri sono senza dubbio gli anziani e le persone affette da alcune patologie, soprattutto all’apparato respiratorio e motorio (difficoltà motorie, dolori articolari, reumatismi, ecc). In particolare le terme localizzate in montagna: oltre che beneficiare della tranquillità e della pace tipica di questi luoghi, si respira aria salubre e fresca che cura i piccoli e grandi malanni che purtroppo dell’età.

La persona anziana ha delle esigenze particolari e per questo molti centri propongono pacchetti e soggiorni termali studiati apposta per gli anziani. Essi sono di alloggio nelle immediate vicinanze delle terme, pensione completa e l’accesso quotidiano alle terme.

Ovviamente ogni persona ha le sue personali esigenze, ecco perché i pacchetti base di solito vengono integrati con cure e trattamenti specifici a seconda delle necessità: ad esempio i più richiesti sono le cure a base di fanghi termali e i massaggi, oltre a terapie mirate per ossa e polmoni.

Ogni centro termale che offre questi pacchetti dà la possibilità di pianificare il tutto già nel momento della prenotazione. I benefici dei trattamenti con acque e fanghi termali sono riconosciuti anche dal nostro Sistema Sanitario Nazionale, che permette ad anziani e persone affette da alcune patologie, come dolori, reumatismi, difficoltà motorie e simili di poter accedere a queste cure al prezzo del normale ticket.

Per usufruire di un ciclo di cure termali è sufficiente richiedere la prescrizione per le cure termali al proprio medico curante (in pratica, la semplice ricetta medica che si può richiedere anche al medico ASL).

Per qualsiasi esigenza comunque è consigliabile contattare in anticipo la segreteria del centro termale, la quale può consigliare il paziente al meglio e indicare quali trattamenti hanno l’obbligo di ricetta e quali sono praticabili senza autorizzazione medica. 

Le terme quindi apportano notevoli benefici psico-fisici agli anziani: recarsi in un luogo diverso dalla routine quotidiana, rilassante e rigenerante con personale qualificato per prendersi cura di ogni esigenza darà all’anziano un notevole benessere. 

https://www.iterme.com/magazine/percorsi-termali/terme-per-anziani.page

Osteoporosi: come prevenirla?

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È opinione comune che le ossa che compongono il nostro apparato scheletrico siano statiche, al contrario il tessuto osseo ha tutte le caratteristiche per essere definito “vivo”. 

Il picco di mineralizzazione ossea si raggiunge intorno alla metà della terza decade di vita per rimanere immutata per circa dieci anni, dopodiché si comincia ad assistere ad una perdita fisiologica di tessuto osseo.

Per contrastare questo fenomeno è importante adottare uno stile di vita corretto: non fumare, mantenersi attivi e seguire un’alimentazione sana. Ma l’avanzare dell’età, si può andare incontro allo sviluppo di osteoporosi, una malattia multifattoriale che colpisce prevalentemente le donne in menopausa.

L’osteoporosi è una patologia caratterizzata dall’alterazione della micro-architettura del tessuto osseo, che predispone il soggetto a fratture spontanee o indotte da minimi traumi. Le ossa maggiormente coinvolte sono il femore, le vertebre, l’omero, il polso e la caviglia. Per prevenire questa malattia, si può intervenire su numerosi fattori modificabili su cui si basa la prevenzione primaria. 

In primis evitare il consumo di tabacco, l’abuso di alcol e la sedentarietà.
Quindi via ad uno stile di vita attivo: non è necessario svolgere attività ad alta intensità, ma è sufficiente sfruttare qualsiasi occasione per mantenersi in movimento. Inoltre, seguire un’alimentazione sana favorisce lo sviluppo e il mantenimento di una buona salute dell’osso. Una dieta sana si basa prevalentemente su prodotti di origine vegetale come cereali, legumi, frutta fresca e secca e verdura. Da limitare il consumo di carni rosse e lavorate. Le bevande zuccherate e gli alcolici devono essere evitati o limitati a rare occasioni, prediligendo il consumo di acqua sia a tavola che lontano dai pasti.

Numerose sono le evidenze che mostrano come un corretto apporto di calcio possa contribuire allo sviluppo della massa ossea. Per questo diventa importante assicurarsi giornalmente un apporto che copra il proprio fabbisogno del minerale. Da non dimenticare, come fonte di calcio, l’acqua, non solo quella in bottiglia (l’acqua cosiddetta calcica ha un contenuto minimo di 150mg/l), ma anche quella del rubinetto.

In conclusione, adottare uno stile di vita attivo e un’alimentazione sana non solo contribuisce alla prevenzione dell’osteoporosi, ma aiuta a ridurre il rischio delle cosiddette malattie cronico degenerative che generalmente colpiscono la popolazione in età avanzata.

https://www.multimedica.it/news/osteoporosi-stile-di-vita-fattori-per-la-prevenzione/

Piacenza: l’asilo innovativo per anziani e bambini

Un nonno è qualcuno con l’argento nei capelli e l’oro nel cuore.

Si è mai sentito parlare di un asilo per nonni e nipoti? Sì!

A Piacenza è già realtà, un asilo che accoglie bambini e anziani nella stessa struttura. Definita educazione intergenerazionale, anziani e bambini “crescono” insieme, in un luogo dove la lentezza è un dono!

Consiste nel far coesistere nella stessa struttura un asilo nido e un centro diurno per anziani, in cui le due generazioni si incontrano attraverso attività comuni: cucina, pittura, lettura, in cui le età si mescolano e le generazioni si fondono.

La struttura (più che innovativa!) è moderna costruita in vetro e acciaio, finestre luminose sul verde, spazi ampi e colorati che ospitano circa 80 anziani e un nido per 40 bambini dai tre mesi ai tre anni.

Luoghi divisi, ma con tante aree comuni. A questo indirizzo si possono trovare tutte le informazioni sulla struttura e l’organizzazione.  Si tratta di un progetto per adesso unico in Italia ma già attivo in Francia e soprattutto a Seattle, alla “Providence Mount St Vincent”, la prima scuola materna inserita in un centro anziani, diventata famosa in tutto il mondo con il documentario “Present Perfect”.

Racconta una mamma: “Mia figlia è entusiasta degli anziani del nido. Se li incontriamo fuori li saluta, li riconosce, come fossero amici della sua età”. Per gli anziani i piccoli sono una ventata di gioia e intanto i bambini attingono alla saggezza e ai racconti di una vita passata!
I benefici per gli anziani sono molteplici: la vivacità e la spensieratezza dei più piccoli aiuta gli anziani a mantenersi attivi, sia mentalmente sia fisicamente.

https://www.repubblica.it/cronaca/2017/02/19/news/se_un_vecchio_e_un_bambino_si_prendono_per_mano_ecco_l_asilo_dai_3_ai_90_anni-158655600/?refresh_ce

La musica che cura

Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime (Victor Hugo)

“Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime” (Victor Hugo). Così come affermava Victor Hugo, la musica è uno strumento di comunicazione universale. Grazie ad essa, si possono esprimere al meglio i propri sentimenti in base a fattori psico-fisici oltre che ambientali.

Consolidata nel XVIII come disciplina a carattere scientifico, i primi esperimenti di musicoterapia, in Italia, risalgono al 1843. Nel 1966 viene definita “l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musico terapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive” dalla World Federation of Music Therapy, che a sua volta inaugurerà il 1 Marzo come la giornata mondiale della musicoterapia.

A questo link, si possono trovare maggiori informazioni sull’Associazione Italiana professionisti della Musicoterapia. In linea generale, la musicoterapia si compone di tre elementi principali: l’ascolto, il canto e il suonare.

Essa si distingue in attiva e ricettiva: è attiva quando il soggetto interagisce in prima persona con la musica attraverso l’utilizzo di strumenti musicali, individualmente o in gruppo; è ricettiva quando si basa sull’ascolto di brani scelti in stretta relazione alle situazioni sonoro-ambientali. L’obiettivo della musicoterapia è migliorare la qualità della vita dei soggetti interessati grazie a un complesso processo preventivo, riabilitativo e terapeutico effettuato da professionisti del settore (psicologici, musicisti, psicoterapeutici…).

Pertanto è utilizzata in case di riposo e residenze diurne per anziani al fine di lenire la perdite delle abitudini personali e aiutare ad integrarsi con gli altri pazienti. Grazie alle ricerche sul campo, si è inoltre scoperto che la musicoterapia è un ottimo strumento per il recupero di alcuni deficit causati dal morbo di Alzheimer perché rasserena, facilita l’attenzione, la coordinazione dei movimenti e l’uso del linguaggio parlato. 

http://anzianievita.it/salute-e-benessere/effetti-della-musicoterapia/

I centri diurni per anziani

centro diurni per anziani
Le mani che aiutano sono più sante delle labbra che pregano. (Robert Green Ingersoll)

Cos’è un centro diurno per anziani?
I centri diurni per anziani sono strutture socio-sanitarie di tipo semi-residenziale che offrono aiuto a persone con disabilità, non autosufficienti o parzialmente autosufficienti. I servizi offerti sono di varia natura: dai servizi di assistenza di base come l’igiene personale, il momento dei pasti, accompagnati da prestazioni infermieristiche, fisioterapiche e sociali, fino ad attività ricreative e ludiche.

Queste strutture diventano particolarmente utile per le famiglie che non hanno la possibilità di curare i propri cari durante il giorno. Per chi invece avesse bisogno di sostegno anche durante le ore notturne, è meglio rivolgersi a case di riposo.

In Italia esistono diverse strutture di questo tipo e non sempre è facile valutare le varie offerte. Un primo step da cui partire è capire cosa si fa in un quel determinato centro diurno per anziani, nonché valutare la presenza delle figure più importanti per il benessere del familiare anziano (infermiere, educatore, medico, fisioterapista).

Tra le attività tipiche di un centro diurno per anziani non devono mancare le seguenti attività:
assistenza sanitaria ed infermieristica alla persona (ad es. bagno assistito ed igiene personale, somministrazione di medicinali, gestione del catetere, ecc.)
attività motorie, attività di socializzazione, iniziative culturali
attività formative rivolte ai familiari
Da non sottovalutare la struttura fisica in sè: la presenza di spazi ampi e verdi, zone relax, etc..

Quanto costa un centro diurno per anziani?
Nella valutazione della struttura è importante capire se la retta richiesta può essere parzialmente a carico del Comune di residenza (sulla base della condizione economica della persona anziana), oppure se sia totalmente a carico dell’utente e della sua famiglia. Nelle strutture pubbliche e convenzionate, l’ospite paga la retta in base al proprio reddito, mentre nelle strutture private la retta viene decisa internamente, in base anche alla frequenza di partecipazione alle attività da parte dell’utente.

Dopo aver valutato prezzi, attività e struttura interna, inizia la fase di inserimento del proprio anziano. Di solito, l’assistente sociale si occupa di aiutare i familiare nell’iter di inserimento e in merito alla documentazione necessaria.

https://www.paginegialle.it/magazine/salute/cos-e-un-centro-diurno-per-anziani-783

Dolore al petto: è infarto?

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Sai riconoscere un infarto da un singolo dolore al petto?

Il dolore toracico è un disturbo frequente ed è la conseguenza di situazioni cliniche molto diverse. Questo può tradursi anche in un infarto cardiaco.

Per questa ragione, ogni dolore toracico della durata superiore a 15 minuti, e che non si riferisca ad uno stato infiammatorio o digestivo, deve essere valutato al Pronto Soccorso per l’esecuzione di un elettrocardiogramma urgente: occorre escludere la presenza di un’ischemia cardiaca secondaria ad una sindrome coronarica acuta. Nella diagnosi d’infarto “mascherato” all’elettrocardiogramma (senza sopraslivellamento del tratto ST, in presenza di pace-maker o di blocco di branca sinistra), risulta molto utile per la corretta diagnosi l’innalzamento degli enzimi cardiaci (troponina, CPK), che a partire da alcune ore e fino ad alcuni giorni dall’esordio possono essere dosati con un prelievo di sangue.

Campanelli d’allarme
L’infarto presenta delle caratteristiche particolari tra cui senso di costrizione al petto nella zona superiore sinistra e peso retrosternale con irradiazioni alla base del collo, alle braccia, specie al sinistro, tra le due scapole o alla bocca dello stomaco associato a mancanza di respiro e malessere generale. La localizzazione allo stomaco può essere il segnale di un infarto della parete inferiore del ventricolo sinistro e si accompagna ad altri sintomi vagali (eruttazioni, senso di indigestione, sudorazione), che erroneamente possono far pensare ad una causa digestiva.

Quale è la causa?
La causa dell’infarto è dovuta alla chiusura di una coronaria ad opera di un trombo. Quando una coronaria è aterosclerotica, presenta delle placche che ne restringono il letto vasale. Se aumenta il bisogno di ossigeno da parte del cuore, il flusso di sangue può diventare insufficiente e si determina uno stato d’ischemia transitoria.
Se l’accumulo di grassi occlude completamente il vaso sanguigno, avviene un trombo e quindi la zona cardiaca che riceve il sangue da quel vaso perde vitalità. In questo caso il dolore toracico si presenterà a riposo e la sua durata sarà significativamente maggiore (fino a diverse ore).

Come si interviene?
Esistono due modalità di intervento: la prima di definisce terapia trombolitica e si attiva iniettando in vena un farmaco in grado di rompere il trombo. La seconda richiede di aspirare il trombo attraverso un catetere che vada dall’arteria femorale fino alle coronarie, e seguita dall’impianto di uno o più stent (una rete metallica che viene espansa a parete e tiene aperto il vaso, evitandone la richiusura).
La differenza tra la prima e la seconda tecnica è netta: la trombolisi perde rapidamente di efficacia, mentre la seconda opzione garantisce un risultato duraturo, anche se eseguita a distanza di varie ore, con una maggiore sopravvivenza libera da complicanze negli anni successivi all’episodio. 

Cosa fare se si sospetta un infarto?
Il dolore toracico è un importante campanello di allarme e se la sua durata è superiore a 15 minuti, accompagnato da mancanza di respiro e malessere generale, è meglio rivolgersi al Pronto Soccorso più vicino.

Il trasporto del paziente in Ospedale deve avvenire preferibilmente mediante una chiamata al 118, piuttosto che con i propri mezzi di trasporto, poichè il medico della Centrale Operativa invierà al domicilio un Centro Mobile di rianimazione per l’emergenza cardiologica. Il paziente verrà così accompagnato, in condizioni di sicurezza clinica, presso il Centro di Emodinamica che in quel momento sia in grado di eseguire immediatamente la coronarografia e, se possibile, l’angioplastica, saltando direttamente il Pronto Soccorso.

https://www.multimedica.it/news/dolore-al-petto-e-infarto/

Ictus: 10 fattori per prevenirlo

come prevenire un ictus
Prevenire è, sempre, meglio che curare!

L’ictus è una lesione al cervello causata dall’interruzione del flusso sanguigno per ostruzione o rottura di un’arteria, con conseguente morte delle cellule cerebrali. 
L’ictus colpisce improvvisamente, anche persone giovani (ma più frequentemente anziani), spesso senza preavviso e senza dolori specifici: nella maggioranza dei casi, i pazienti affetti da ictus dichiarano, poco prima di esser colpiti dall’ictus, di aver accusato mal di testa, improvvisa mancanza di forza, formicolio e mancanza di sensibilità ad un braccio e ad una gamba. 
Leggi questo articolo per maggiori informazioni. 


I dieci fattori di rischio

Secondo una ricerca internazionale che ha coinvolto più di 26mila persone in oltre 30 paesi, l’ictus è prevenibile in almeno nove casi su dieci grazie ad uno stile di vita sano. In particolare, sono stati studiati i 10 fattori di rischio più rilevanti legati allo stile di vita: l’ipertensione arteriosa, l’inattività fisica, l’accumulo di grassi nel sangue, la cattiva alimentazione, l’obesità e il fumo. Seguono le cardiopatie, lo stress, l’alcol e il diabete.

In base a questa lista, i ricercatori sono riusciti a determinare a livello mondiale le percentuali di casi di ictus che si eviterebbero per ciascun fattore di rischio:
– eliminazione pressione alta: -48%
– praticare attività fisica regolare: -36%
– dieta sana: -19%
– eliminazione dell’obesità: – 18,6%.
– eliminazione vizio del fumo: – 12%
– controllo delle cause cardiovascolari: -9%
Altri fattori di rischio con un margine minimo di intervento sono il diabete (responsabile del 4% dei casi), il consumo di alcolici (6%), lo stress (6%), il quadro lipidico nel sangue. In conclusione, se si eliminassero tutti i dieci fattori di rischio a livello mondiale, si potrebbero evitare più del 90% degli ictus!

Se si accusa uno dei sintomi sopra citati, è consigliabile rivolgersi immediatamente ad un medico che possa assistervi nel breve tempo possibile.

https://www.corriere.it/salute/cardiologia/16_luglio_20/ictus-9-casi-10-si-puo-prevenire-basta-cambiare-proprio-stile-vita-e8fd2fea-4e78-11e6-8e8b-1212ced41b8e.shtml

I servizi assistenziali: quali e come attivarli

assistenza domiciliare
Gli angeli dei nostri tempi sono tutti coloro che si interessano agli altri prima di interessarsi a se stessi (Wim Wenders)

Occuparsi in prima persona di un parente anziano può diventare molto faticoso ed impegnativo e potrebbe non essere sufficiente.

L’assistenza domiciliare può rappresentare il primo passo per alleviare l’impegno quotidiano del figlio e garantire la massima professionalità nell’assistenza al proprio caro.
 L’assistenza domiciliare è composta da un insieme di servizi (infermieristici, fisioterapici e di assistenza) rivolti a persone anziane parzialmente o temporaneamente non autosufficienti che necessitano un aiuto quotidiano.

A differenza di un contratto di lavoro fisso con una badante, l’assistenza domiciliare può essere personalizzata secondo le esigenze personali, sia per la quantità di ore che per la tipologia di servizi. Spesso viene attivata dopo un ricovero ospedaliero e per brevi periodi per aiutare l’anziano ad abituarsi ad una nuova condizione fisica.

Servi pubblici e servizi privati
Questa tipologia di servizi possono essere gestiti sia dalle strutture pubbliche sia da enti privati.
Nel primo caso occorre rivolgersi ai Servizio Sociali del Comune di residenza del proprio parente in modo da gestire le tempistiche di attivazione, che vanno in base alla gravità e all’urgenza della situazione.
Nel secondo caso, dopo aver individuato il servizio adatto, l’iter più comune prevede un sopralluogo nella casa dell’anziano con l’aiuto di un consulente dedicato che valuterà le sue esigenze assistenziali e i servizi da attivare in base alle esigenze personali. Viene creato con la famiglia un piano assistenziale e, se accettato da entrambe le parti, l’operatore verrà individuato entro 24/48 ore secondo l’esigenza specifica. I servizi attivabili variano da un aiuto per l’igiene personale, all’assistenza durante i pasti, al risveglio e durante la fase di coricamento. Se previsti, vengono compresi servizi infermieristici e fisioterapici oppure di semplice aiuto nello svolgimento di attività quotidiane o piccole commissioni (farmacia, spesa, lavanderia ecc..).
Attraverso gli enti privati è possibile anche attivare servizio di sorveglianza (diurna e notturna).


Differenze tra badante e assistente domiciliare
Le principali differenze tra un servizio di assistenza domiciliare e l’aiuto di una badante risiedono principalmente in due casi:
– Nel primo caso la badante assiste quotidianamente la persona anziana per sorvegliarla, tenerle compagnia, occuparsi della sua igiene personale e, a volte, anche della pulizia della casa. É fondamentale instaurare un rapporto di fiducia tra la badante e la persona da assistere affinchè quest’ultima possa trarne vantaggio e sentirsi al sicuro.
– Nel caso di assistenza domiciliare, l’anziano riceve assistenza da operatori assistenziali professionisti, infermieri e fisioterapisti, con competenze specificiche tali da migliorare lo status e il benessere della persona anziana. Il vantaggio più importante è avere un servizio flessibile e personalizzato in base alle esigenze della persona. Di contro, il rapporto con il personale di servizio è meno confidenziale e ravvicinato. Infatti, in base all’organizzazione dei turni e alle richieste, non è sempre possibile avere gli stessi operatori per ogni anziano. Perciò l’anziano potrebbe trovarsi continuamente persone diverse.

I costi dei servizi
I costi dei servizi variano in base all’ente a cui ci si rivolge, pubblico o privato. Con l’ente pubblico è infatti possibile accedere a servizi gratuiti o sconti personalizzati in base al reddito dell’anziano. I documenti solitamente richiesti per fare domanda sono l’ISEE, che indica la situazione economica personale, e la certificazione di invalidità della persona assistita.
I servizi privati, al contrario, hanno un tariffario fisso che varia in base al professionista che si occuperà della persona. Il vantaggio di stipulare un accordo con un’agenzia privata è la garanzia di non rimanere mai scoperti nell’assistenza: in caso di ferie o malattia dell’operatore, infatti, viene assicurata la copertura del servizio, questo perché il contratto stipulato è con l’agenzia o cooperativa che eroga il servizio, non con la singola persona.

In alternativa a questi servizi, se la persona è abbastanza autosufficiente da non richiedere un’assistenza esterna, i sistemi di telesoccorso o salvavita moderni possono essere un valido aiuto per avvisare facilmente i familiari solo in caso di necessità!

Assistenza Domiciliare per genitori anziani: una guida dalla A alla Z